Come sono diventato insegnante di italiano L2/LS (di Ugo Coppari)

CoppariHo cominciato a pensare di insegnare italiano a stranieri quando mi sono reso conto che la strada della scrittura e più in generale dell’arte non mi avrebbero permesso di mantenermi in età adulta. Dopo la prima laurea in Comunicazione Internazionale, presa a ventitré anni, avevo deciso di dedicare tutto il mio tempo e tutte le mie energie alla ricerca e alla produzione nel campo della narrativa, della videoarte e delle installazioni, avviando sia progetti in proprio che in collaborazione con il Comitato Artistico P-gruppe, un centro di ricerca artistica con sede a Perugia. Pubblicazioni, esposizioni, premi, progetti e collaborazioni interdisciplinari, un mondo d’incanto dove tutto sembrava possibile ma che allo stesso tempo non permetteva di pianificare uno stile di vita a lungo sostenibile.

Così nel 2010 ho deciso di iscrivermi al corso di laurea magistrale in “Italiano per l’insegnamento a stranieri” (ITAS), presso l’Università per Stranieri di Perugia, dove anni prima avevo preso la laurea triennale. Dopo un solo anno ho avuto la possibilità di fare un tirocinio all’interno dell’ateneo, grazie al quale ho potuto seguire diverse classi di studenti cinesi. E quando l’anno successivo è venuta fuori la possibilità di insegnare italiano a una classe di migranti di varie nazionalità, in una cooperativa sociale, ho approfittato dell’occasione per capire cosa significasse trovarsi davanti un numero indistinto di studenti che aspettano che tu dica qualcosa. Ricordo ancora quel giorno: dopo aver affiancato per qualche ora una collega che aveva più esperienza di me, è arrivato il mio turno: e ora cosa dico? Poi l’esperienza ha creato conoscenza, e ogni nuovo contesto didattico mi ha permesso di elasticizzare la mia figura professionale, implementando quanto avrei potuto offrire a chi di volta in volta mi sarei trovato davanti. Poi per mezzo anno ho insegnato al Centro Servizi Giovani del comune di Perugia, dove la grande quantità di iscritti e la notevole disomogeneità del gruppo degli studenti presenti in classe mi hanno insegnato a cavalcare il caos, ad allontanarmi dalla lavagna, facendo della prossemica il mio primo strumento didattico. Successivamente ho accettato al volo la proposta di un collega di corso che stava insegnando in una scuola di Firenze, la Tolomei Cultural Institute. Avrei dovuto gestire due classi di giovani studenti latinoamericani, un nuovo contesto educativo che mi ha permesso di ideare e/o sperimentare attività ludiche con cui motivare l’apprendimento di una scolaresca dall’umore vacanziero e indebolita dalla calura estiva. Nel 2012, infine, si è presentata l’occasione di lavorare nella scuola in cui tuttora lavoro: il Comitato Linguistico di Perugia. In questi sette anni ho avuto la fortuna di insegnare italiano a un migliaio di studenti provenienti da una quarantina di paesi, studenti tendenzialmente facoltosi, in cerca di un’esperienza di studio che permettesse loro di giustificare la vacanza in Italia con un attività culturale che ne aumentasse il valore. Sono stati anni in cui ho avuto l’impressione di girare il mondo stando seduto su una sedia.

Quello che ho imparato in questi anni di insegnamento, o perlomeno quello che mi viene in mente ora, è quanto segue: lo studente che impara una lingua impara a conoscere meglio se stesso; non fare domande che non vorresti venissero fatte a te stesso; la grammatica non è una salma da vivisezionare ma un corpo vivo le cui membra vivono in relazione reciproca; ogni insegnante è un metodo didattico; una lingua straniera è quella cosa che impariamo o insegniamo mentre parliamo d’altro; sii sorridente ma non ridanciano, serio ma non serioso; ogni studente è una mente, ogni mente ha la sua chiave; se l’aula è ordinata l’apprendimento è ordinato; correggere gli errori dello studente è umano, farlo sempre è diabolico; la credibilità della conversazione determina la volontà dello studente di parlare, il contesto in cui le sue parole diventano comunicazione.

Ugo Coppari – ugo.coppari@gmail.com

Se siete interessati/e a raccontare il vostro percorso professionale come insegnanti di italiano L2/LS, mandate un breve testo, insieme a una foto e a una liberatoria, all’indirizzo e-mail italianol2emoltoaltro@gmail.com

 

 

Un commento

  1. Bravo Ugo! questo testo mi fa un ideale migliore dove la passione venire per essere un buon professore Italiano—gracie mille anche mi fa piaciuto essere la tua studente quest’estate! ti auguro una bella estate anche ti aspetto tantti buon romanzi o libri nasceranno con tantte la tua passione –buon coraggio sempre!

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