Come sono diventata insegnante di italiano L2/LS (di Valentina Di Cesare)

Il più delle volte imbocchiamo certe strade molto prima di accorgercene sul serio: iniziamo a camminare senza sapere davvero dove ci stiamo dirigendo, eppure un impulso forte e misterioso ci fa proseguire, talvolta anche con qualche inciampo, fino a quando capiamo perché siamo andati proprio in quella direzione. L’incontro con l’Altro, con una persona altra, diversa da me culturalmente o per religione, colore della pelle, abitudini alimentari, linguaggio, ha fatto parte della mia esistenza quotidiana fin da piccola: mio nonno era un conciatore di pelli grezze, un lavoro che nella mia famiglia si ripete da generazioni, e non v’era giorno che nella sua casa o nel suo magazzino non entrasse un operaio serbo o bosniaco, un commerciante turco, un venditore greco. Il più delle volte, dopo il lavoro, mio nonno li invitava a pranzo e mia nonna cucinava per loro. Io, ovviamente, non mi perdevo neanche un pranzo: alcuni si trovavano da noi solo di passaggio, altri vi lavoravano per mesi o anni, e facevano in modo che le loro famiglie venissero a vivere in Italia. Le mie prime amiche di giochi erano bimbe balcaniche con capelli biondi e pelle lattescente, non parlavamo la stessa lingua ma giocare ci riusciva a meraviglia. È andata avanti così per anni e, anche da adolescente, ho visto gente di tutte le razze sedersi alla nostra tavola e trascorrere momenti di tranquillità e riposo. Intanto frequentavo il Liceo Classico e divoravo libri: sin dalle scuole elementari avevo compreso che la matematica non sarebbe stato il mio mestiere. All’Università optai senza dubbio alcuno per la Facoltà di Lettere Moderne e, tra gli esami a scelta, decisi di avventurarmi tra discipline che colmavano il desiderio sempre più grande di incontrare l’alterità, la diversità dal mio mondo: Mediazione culturale, Antropologia, Storia dell’Islam, Storia dei paesi balcanici. Terminati i miei studi all’Università Gabriele D’Annunzio, capii che insegnare la Letteratura e divulgarla era sì la mia passione, ma che mancava ancora qualcosa al mio percorso. Presi la qualifica di mediatore culturale (vengono erogati di anno in anno corsi organizzati da enti statali e regionali)  e mi iscrissi al Master in Didattica dell’Italiano L2 all’Università per Stranieri di Siena. La mia classe era una Babele, i miei compagni provenivano da tante regioni italiane nonché da decine di luoghi del mondo: dall’Iran all’Armenia, dall’Argentina a Cipro; ogni giorno ci riunivamo con i nostri professori per imparare a trasferire le bellezze della nostra lingua e della nostra cultura ai futuri alunni, eravamo un ricco mosaico di accenti e di diversità e seguire le lezioni era ogni volta bello, impegnativo, utile e stimolante. Dopo quell’anno a Siena, una tesi finale dedicata all’immaginario poetico e della canzone italiana e al suo insegnamento in contesto L2 e dopo un periodo di stage in una scuola statale, ho iniziato subito a lavorare come facilitatrice linguistica e insegnante per conto di cooperative sociali, che lavoravano per lo più nelle scuole abruzzesi. Era il 2010 e, benchè non siano passati chissà quanti anni da allora, l’insegnamento dell’italiano L2 non era ancora così diffuso almeno nella mia regione. Da quelle prime esperienze non ho mai smesso di formarmi e aggiornarmi: ho conseguito la certificazione CEDILS dell’Università di Venezia, la certificazione di esaminatore CILS dell’Università per Stranieri di Siena e ho fatto decine di esperienze di docenza nel campo della didattica dell’italiano L2, sia in Italia che all’estero, vivendo per almeno 4 anni (dal 2012 al 2016) in totale movimento, sempre con la valigia in mano, spostandomi da una città all’altra dell’Italia e dell’Europa, per insegnare la mia lingua. Sono stata docente in carcere, occupandomi di detenuti stranieri,  ma anche in importanti aziende  all’interno delle quali insegnavo la lingua italiana a dipendenti esteri;  in Francia ho lavorato in una piattaforma di accoglienza per rifugiati politici  (ho sempre unito le mie competenze nella didattica dell’italiano L2 a quelle acquisite studiando da mediatore culturale, e continuo tuttora a lavorare in contesti di accoglienza) , ho tenuto corsi in Scuole di Lingua in Centri di accoglienza per richiedenti asilo, e anche in alcune Università italiane all’interno di progetti di Cooperazione Internazionale;  tuttora tengo corsi per studenti Erasmus e sono inoltre docente di Lettere in una scuola media, dove mi occupo del Laboratorio di Italiano L2. Amo questo lavoro perché mi mette a contatto ogni volta con persone nuove, con le loro storie e i loro desideri.  Lo amo perché posso ogni volta cambiare, crescere, apprendere nuove strade, assorbire nuovi spunti, variare punti di vista. Insegnando italiano a studenti stranieri di ogni età e provenienza, ho imparato a confrontarmi sempre di più con le diversità in termini di esigenze, bisogni, desideri, aspettative. Ho appreso anche però, e ne ho conferma ogni giorno, che sono molto più numerosi i sentimenti e le istanze che accomunano tutti noi umani, e ciò mi rende ancora più felice di fare questo mestiere.

Valentina Di Cesare – pubblicazione dell’indirizzo e-mail non autorizzata

Se siete interessati/e a raccontare il vostro percorso professionale come insegnanti di italiano L2/LS, mandateci un breve testo, insieme a una foto e a una liberatoria per la pubblicazione del testo, della foto e del vostro indirizzo e-mail, a: italianol2emoltoaltro@gmail.com

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